Rottamazione-quinquies 2026: chi ha pagato regolarmente rischia di essere penalizzato?
Avv. Graziella Calciano
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una nuova definizione agevolata dei carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, la cosiddetta rottamazione-quinquies. La misura nasce, sulla carta, per dare respiro a chi è in difficoltà. Nella pratica, però, contiene un passaggio che sta facendo discutere: in alcune ipotesi, chi è rimasto in regola con la rottamazione-quater risulta escluso dalla nuova quinquies, mentre chi è decaduto — o non ha mai aderito — può accedere a condizioni più favorevoli e dilazionate.
Di seguito un’analisi approfondita: cosa prevede la quinquies, qual è il paradosso, e quali profili giuridici — anche costituzionali — potrebbero diventare centrali nel contenzioso.
Cos’è la rottamazione-quinquies e cosa cambia rispetto alla quater
La quinquies conferma l’impianto tipico delle rottamazioni: si pagano le somme dovute a titolo di capitale e spese, mentre vengono abbattute sanzioni e interessi di mora, con regole specifiche a seconda della natura del carico.
La differenza più evidente riguarda la dilazione: pagamento in unica soluzione entro il 31 luglio 2026, oppure in forma rateale fino a 54 rate bimestrali, per una durata massima di 9 anni. Sulle rate successive alla prima si applicano interessi annui al 3%, con decorrenze fissate dalla disciplina attuativa. La domanda va presentata entro il 30 aprile 2026 con modalità telematiche sul portale ADER.
Il punto più controverso: chi è in regola con la quater viene escluso
È qui che nasce il corto circuito. La disciplina prevede l’esclusione dalla quinquies dei debiti già ricompresi in piani di pagamento della rottamazione-quater per i quali, alla data del 30 settembre 2025, risultino versate tutte le rate scadute.
Tradotto in termini pratici: se eri dentro la quater e hai pagato puntualmente fino al 30 settembre 2025, per quei carichi non puoi accedere alla quinquies. Se invece non hai aderito alla quater, oppure sei decaduto, potresti rientrarvi e beneficiare di una dilazione significativamente più lunga. È il classico scenario percepito come: premio per l’inadempiente, penalità per il virtuoso.
Perché questa scelta può essere considerata irragionevole (art. 3 Cost.)
L’art. 3 della Costituzione impone uguaglianza e, secondo la giurisprudenza costituzionale consolidata, anche un controllo di ragionevolezza: il legislatore può differenziare, ma deve farlo con criteri non arbitrari e coerenti con la finalità perseguita.
La finalità dichiarata della misura è favorire l’incasso e dare respiro ai contribuenti in difficoltà. Tuttavia, l’effetto selettivo rischia di produrre una differenziazione difficilmente difendibile: due contribuenti con debiti simili e stessa capacità economica vengono trattati diversamente solo in base all’essere rimasti in regola o risultati inadempienti in una precedente sanatoria. Il contribuente virtuoso resta ancorato a condizioni più rigide, mentre l’altro accede a una dilazione più ampia. Non si tratta di un automatismo, ma il profilo di ragionevolezza è oggettivamente un tema aperto.
Il nodo dell’art. 53 Cost.: capacità contributiva e coerenza del prelievo
L’art. 53 Cost. richiede un sistema coerente con la capacità contributiva e un impianto non casuale nella distribuzione dell’onere. Quando una norma crea regimi paralleli — ordinario, quater in regola, quinquies per i decaduti — il rischio è che l’onere effettivo non dipenda più dalla capacità economica, ma dalla storia del contribuente all’interno di una sequenza di sanatorie. La linea di confine diventa comportamentale e temporale, non economica.
Questo profilo diventa ancora più sensibile se la conseguenza pratica è una differenza sostanziale di sostenibilità finanziaria: rate alte e concentrate per chi ha pagato, rate più basse e distribuite su nove anni per chi non ha aderito o è decaduto.
Art. 97 Cost. e moral hazard: lo Stato rischia di disincentivare l’adempimento
Sul piano di politica del diritto, emerge un tema che la stessa Corte dei Conti ha evidenziato in audizione: le rottamazioni ripetute possono generare azzardo morale, riducendo l’incentivo al pagamento ordinario e alimentando l’attesa della sanatoria successiva. Se a questo si aggiunge una disciplina che, nei fatti, può risultare più favorevole per chi non ha rispettato la precedente definizione, l’effetto culturale è prevedibile: cresce la percezione che convenga aspettare, chi paga regolarmente si sente scoperto, il patto fiscale tra Stato e cittadino si indebolisce progressivamente.
Un esempio numerico per capire l’asimmetria concreta
Con un debito residuo definibile di 100.000 euro, la differenza tra un piano breve — diciotto rate — e uno in 54 rate bimestrali non è un dettaglio tecnico: è spesso la differenza tra sostenibilità finanziaria e default. Per questo la sensazione di ingiustizia nel contribuente in regola non è emotiva. È economicamente misurabile.
Cosa può fare concretamente chi è in regola con la quater ma teme di essere penalizzato
Su questo punto occorre lucidità, perché circolano consigli pericolosi.
Verificare il perimetro reale dell’esclusione. L’esclusione riguarda i carichi già ricompresi nella quater in regola al 30 settembre 2025. Spesso un contribuente ha anche altri carichi fuori da quel perimetro che potrebbero rientrare nella quinquies. Serve un’analisi puntuale della posizione.
Valutare la strategia difensiva. Se la disparità produce un danno concreto e attuale, non è escluso che si strutturino contenziosi in cui si prospettano profili di irragionevolezza e si chieda al giudice di valutare la rilevanza di una questione di legittimità costituzionale. Non è un percorso automatico: va costruito con attenzione su basi solide.
Non decadere apposta. Smettere di pagare per rientrare in un regime più favorevole è una tentazione che circola online, ma può trasformarsi in un boomerang: decadenza, ripresa delle azioni di riscossione, aggravio e perdita di tutele. Va valutato soltanto dentro un quadro professionale completo — e nella maggior parte dei casi è una pessima idea.
Possibili correttivi: come si potrebbe rimettere in equilibrio la norma
Se l’obiettivo è davvero incassare di più senza demolire la compliance, un correttivo lineare sarebbe consentire l’opzione per la quinquies anche a chi è in regola con la quater, con imputazione a scomputo di quanto già versato, oppure prevedere una clausola di parità di trattamento minimo — almeno le stesse condizioni riconosciute a chi accede alla sanatoria successiva.
In definitiva
La rottamazione-quinquies 2026 può rappresentare, per una parte dei contribuenti, uno strumento utile di riequilibrio finanziario e di definizione agevolata dei carichi fiscali. Tuttavia, la scelta normativa di escludere — in determinate condizioni — chi ha rispettato integralmente la rottamazione-quater solleva un problema serio e non eludibile di equità del sistema.
Tale esclusione appare difficilmente conciliabile con i principi di uguaglianza e ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost., incide sulla capacità contributiva ex art. 53 Cost. e sul buon andamento e l’imparzialità dell’azione amministrativa ex art. 97 Cost. Il rischio concreto è compromettere la tenuta complessiva della compliance fiscale, alimentando un sistema in cui il rispetto delle regole non viene premiato, ma paradossalmente penalizzato.
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